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LA PORTA MAGICA


In un angolo di Piazza Vittorio Emanuele, sita sul colle Esquilino nel pieno centro di Roma, sorge uno dei più importanti monumenti al mistero alchemico ancora esistenti al mondo: si tratta della cosiddetta Porta Magica o Porta Ermetica o Porta dei Cieli o ancora (e forse più esattamente) Porta Alchemica. Essa, leggermente spostata dalla sua posizione originale e collocata alle spalle delle imponenti rovine del ninfeo di Alessandro Severo (III secolo), è l’unica sopravvissuta delle cinque porte di villa Palombara, edificata da Massimiliano Palombara (1614-1680), marchese di Pietraforte. Consiste in un piccolo portale di pietra bianca, oggi murato, ma ciò che la rende così speciale agli occhi di occultisti ed esoteristi di tutto il mondo, sono i simboli che reca incisi sugli stipiti, sull’architrave e sulla soglia, nonché nel rosone che corona il frontone.

Come altri esponenti di una piccola élite culturale, anche il marchese Palombara era affascinato dalle scienze esoteriche che egli stesso praticava. Inoltre, i mezzi economici di cui disponeva e la posizione sociale che occupava gli permettevano di finanziare l’attività di un certo numero di alchimisti. La sua villa era spesso teatro di incontri tra questi studiosi e importanti personaggi che condividevano i medesimi interessi, tra cui la regina Cristina di Svezia, che visse esule a Roma dopo aver abdicato nel 1655, l’astronomo Domenico Cassini, l’illustre studioso Padre Athanasius Kircher e l’alchimista Francesco Maria Santinelli.
L’interesse di Massimiliano Palombara per questo genere di studi nacque, probabilmente, dalla sua frequentazione sin dal 1656 della corte romana della regina Cristina di Svezia a Palazzo Riario (oggi Palazzo Corsini) sulle pendici del colle del Gianicolo, oggi sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei. La regina era un’appassionata cultrice di alchimia e scienza (fu istruita da Cartesio) e possedeva un avanzato laboratorio gestito dall’alchimista Pietro Antonio Bandiera.
Il marchese era un membro dell’ordine esoterico dei Rosacroce, fondato nel 1407 dall’occultista tedesco Christian Rosenkreuz, estintosi nel ‘500 ma successivamente rifondato agli inizi del XVII secolo. La dottrina dei Rosacroce copriva svariati campi scientifici, ma si fondava sul concetto basilare che solo gli adepti iniziati potevano accedere al segreto di tali conoscenze, precorrendo così la moderna massoneria. Ecco perché Villa Palombara era provvista di una dependance separata, forse un laboratorio, dove avvenivano i misteriosi convegni e gli esperimenti alchemici, in un clima di ermetico misticismo rituale.

Secondo la leggenda, trasmessaci nel 1802 dall’abate ed erudito Francesco Girolamo Cancellieri, uno stibeum pellegrino fu ospitato a Villa Palombara per una notte. Costui, identificabile con l’alchimista Francesco Giuseppe Borri, dimorò per una notte nei giardini della villa alla ricerca di una misteriosa erba ( il “Moli”) capace di produrre l’oro. Il mattino seguente fu visto scomparire attraverso la Porta lasciando dietro di sé alcune pagliuzze d’oro, frutto di una riuscita trasmutazione alchemica, e un certo numero di pergamene su cui erano riportate complesse formule e simboli magici, forse custodi del segreto della pietra filosofale, che nessuno fu in grado di interpretare.
Il marchese fece incidere sulle cinque porte di Villa Palombara e sui suoi muri il contenuto dei manoscritti, nella speranza che un giorno qualcuno sarebbe riuscito a decifrarli. Si dice che la pergamena misteriosa potrebbe riferirsi al misterioso manoscritto Voynich, facente parte della collezione dei testi alchemici appartenuti al re Rodolfo II di Boemia e donati da Cristina di Svezia al suo libraio Isaac Vossius, finendo poi nelle mani dell’alchimista Padre Athanasius Kircher, uno degli insegnanti della scuola gesuitica che Francesco Giuseppe Borri frequentò in gioventù.

Il Borri nacque a Milano il 4 maggio del 1627 da padre medico e da ragazzo frequentò con profitto il collegio gesuita di Roma da cui venne espulso per irrequietezza nel 1649. Proseguì altrove gli studi di medicina e chimica, vivendo un’esistenza brillante fino al 1654, anno in cui decise di dedicarsi totalmente alla teologia e all’ermetismo. Nel 1661 fu accusato dalla Santa Inquisizione di eresia e veneficio. Scappò, ma dopo una vita avventurosa trascorsa in varie città d’Europa esercitando la professione medica, venne catturato e ricondotto a Roma dove fece atto di abiura e venne imprigionato nella carceri di Castel Sant’Angelo tra il 1671 e il 1677. Quando gli fu concesso il regime della semilibertà, nel 1678, riprese a frequentare il suo vecchio amico Massimiliano Palombara, che lo ospitò nella sua villa fino alla morte del marchese avvenuta nel 1680, finanziando i suoi numerosi esperimenti indirizzati alla ricerca della mitica pietra filosofale che gli avrebbe permesso di tramutare la materia in oro.
Il Borri fu nuovamente recluso a Castel Sant’Angelo dal 1691 al 1695, anno della sua morte avvenuta il 13 giugno. C’è chi fa notare, però, che a soli tre anni dopo risalirebbe la presunta nascita di uno dei personaggi più misteriosi del settecento: il Conte di San Germano, l’alchimista a cui si attribuisce la scoperta dell’elisir di lunga vita e la cui esistenza si sovrappone in parte con quella dell’ancor più noto Mago Cagliostro che millantava, a sua volta, di essere vissuto due secoli. Il confronto tra i ritratti del Borri e del Conte di san Germano mostrano, secondo alcuni, lineamenti attribuibili ad una stessa persona…

E sempre al proposito di reincarnazioni, e a titolo di cronaca, riferiamo un episodio che lasciamo alla libera interpretazione dei visitatori del nostro sito.
Nel 1870 gli architetti incaricati di costruire Roma Capitale d’Italia visitavano e misuravano tutta la Piazza Vittorio. Incuriositi dalla strana costruzione abbellita dalla preziosa Porta Magica, che allora conteneva un portoncino in legno, peraltro sempre chiuso, chiesero ai negozianti della piazza che cosa fosse.
Tutti risposero con una normalità tanto veritiera quanto scioccante che era la bottega dell’Alchimista!
E che anzi : “Strano non sia in giro, perché ieri era qui a comprar frutta…”
Questo proverebbe che l’Alchimista del marchese di Palombara fosse ancora in vita ed in giro per la piazza 200 anni dopo.

Ciò che si sa con esattezza, purtroppo, è solo che Villa Palombara fu completamente demolita nella seconda metà dell’800, quando fu edificato il nuovo quartiere romano. L’unica parte che si salvò fu proprio il portale d’accesso al laboratorio, quello che viene definito Porta Magica.

I simboli incisi sulla porta possono essere facilmente rintracciati tra le illustrazioni dei libri di alchimia e filosofia esoterica che circolavano nella seconda metà del Seicento e che presumibilmente erano in possesso dei frequentatori del circolo di Villa Palombara. In particolare il disegno sul frontone, con i due triangoli sovrapposti e le iscrizioni in latino, compare quasi esattamente uguale sul frontespizio del libro Aureum Seculum Redivivum di Henricus Madatanus (pseudonimo di Adrian von Mynsicht, 1603-1638).
Il frontone circolare, recante il simbolo del sigillo di re Salomone, con la stella a sei punte formata da due triangoli sovrapposti la cui punta superiore è occupata da una croce collegata ad un cerchio interno e la punta inferiore da un oculus (simbolo alchemico del sole e dell’oro), rappresenta un simbolo della setta esoterica dei Rosacroce. Il triangolo con l’oculus, in particolare, è molto simile ad un analogo simbolo di una piramide con una punta occhiuta, che compare anche sulle banconote statunitensi da un dollaro accompagnato dalla scritta Novus Ordo Seclorum. Tale simbologia venne adottata dalla setta degli Illuminati di Baviera, la cui nascita risale alla seconda metà del ‘700. Sia il simbolo sul dollaro statunitense, sia la setta degli Illuminati, alimentano una corrente di ipotesi sulla teoria del complotto per stabilire un Nuovo Ordine Mondiale.

Sul bordo circolare del rosone compare la scritta: TRIA SVNT MIRABILIA/DEVS ET HOMO/MATER ET VIRGO/TRINVS ET VNVS (“Tre sono le cose mirabili: Dio e l’Uomo/la Madre e la Vergine/il Trino e l’Uno” ).
Un cerchio sormontato da una croce, sovrapposto alla stella, reca un altro motto: CENTRVM IN TRIGONO CENTRI (“Il centro è nel triangolo del centro”).
All’interno del simbolo vi è un altro cerchio ancora più piccolo con un punto centrale, segno solare.

L’architrave della porta reca al centro, in ebraico, leggibile da destra a sinistra la scritta: RUACH ELOHIM (“Spirito Divino”).
Sotto tale scritta, tra il simbolo di Saturno a sinistra e quello di Giove a destra, si legge su due righe di 44 caratteri: HORTI MAGICI INGRESSVM HESPERIVS CVSTODIT DRACO ET/SINE ALCIDE COLCHICAS DELICIAS NON GVSTASSET JASON (“Il drago delle Esperidi custodisce l’ingresso dell’orto magico e/senza Ercole Giasone non avrebbe assaggiato le delizie della Colchide”). Gli Alchimisti, infatti, paragonavano la pietra filosofale, obiettivo dei loro studi, al Vello d’Oro cercato da Giasone nell’antico mito degli Argonauti.

Sui due stipiti, dall’alto verso il basso, si trovano incisi tre simboli di pianeti (ognuno associato al metallo e alla divinità corrispondente) accompagnati da altrettanti epigrafi ermetiche:

Saturno = piombo

QVANDO IN TVA DOMO
NIGRI CORVI
PARTVRIENT ALBAS
COLVMBAS
TVNC VOCABERIS
SAPIENS

“Quando nella tua casa
corvi neri
partoriranno bianche
colombe non
allora sarai chiamato
Sapiente”.


Giove = stagno

DIAMETER SPHAERAE
THAV CIRCVLI
CRVX ORBIS
NON ORBIS PROSVNT

“Il diametro della sfera,
il tau del cerchio,
la croce del globo,
servono ai ciechi”.

Marte = ferro

QVI SCIT
COMBVRERE AQVA
ET LAVARE IGNE
FACIT DE TERRA
CAELVM
ET DE CAELO TERRAM
PRETIOSAM

“Chi sa ardere
con l’acqua
e lavare col fuoco
fa della terra
cielo
e del cielo terra
preziosa”.


Venere = rame

SI FECERIS VOLARE
TERRAM SVPER
CAPVT TVVM
EIVS PENNIS
AQVAS TORRENTVM
CONVERTES IN PETRAM

“Se farai volare
la terra sopra
la tua testa
con le sue penne (i suoi vapori)
le acque dei torrenti
trasformerai in pietra”.

Mercurio = mercurio

AZOTO ET IGNIS
DEALBANDO
LATONAM VENIET
SINE VESTE DIANA

“Purificando
Con l’Azoto e col Fuoco
Latona, appare
Diana senza veste”.

Sole = Apollo = oro

FILIUS NOSTER
MORTVVS VIVIT
REX AB IGNE REDIT
ET CONIVGIO
GAVDET OCCVLTO

“Nostro figlio
morto vive
torna re dal fuoco
e del matrimonio
occulto gode”.

 

Tutte le epigrafi ricorrono ad allegorie e figure retoriche per esprimere concetti e credenze diffuse in ambito alchemico, riferendosi, in questo modo, solo ai pochi iniziati ( “ai ciechi non servono”) ai segreti di questa scienza-filosofia.

La parte inferiore dello stipite reca il simbolo della monade, l’unità fondamentale dell’essere, anch’essa accompagnata da un motto:

EST OPVS OCCVLTVM VERI

VT GERMINET

SOPHI APERIRE TERRAM

SALVTEM PRO POPVLO

“E’ opera occulta del vero saggio aprire la terra affinché generi salvezza per il popolo”.

Sulla faccia superiore della soglia è incisa la frase: SI SEDES NON IS (“Se ti siedi non procedi”), leggibile anche da destra a sinistra : SI NON SEDES IS (“Se non ti siedi procedi”). Questo motto esemplifica anche con la sua palindromia l’insegnamento alchemico di perseverare nel proprio percorso per raggiungere la verità. Tale motto, collocato proprio sul gradino, fa ipotizzare che la Porta Magica non fosse solo un accesso fisico alla dependance-laboratorio segreto di Villa Palombara, ma anche la soglia simbolica che gli adepti alchimisti dovevano oltrepassare, liberandosi delle paure e dei propri preconcetti, per raggiungere una condizione più elevata di purezza di spirito, condizione irrinunciabile anche secondo i precetti rosacruciani al raggiungimento della Verità.

Quando nel 1888 la Porta Magica fu smontata e ricostruita nei giardini di Piazza Vittorio Emanuele, su un vecchio muro perimetrale della chiesa di S. Eusebio, ai suoi lati vennero aggiunte due statue raffiguranti la divinità egizia Bes, che si trovavano in origine nei giardini del Palazzo del Quirinale, dove nell’antichità sorgeva il grande Tempio di Iside. Nume tutelare della casa, della nascita e dell’infanzia nell’antico Egitto, Bes era conosciuto anche nella Roma Imperiale poiché in epoca precristiana erano ancora vivi i culti egiziani.



Epigrafi scomparse della villa.


VILLAE IANUAM TRANANDO RECLUDENS IÀSON OBTINET LOCUPLES VELLUS MEDEAE. 1680

“Oltrepassando la porta di questa villa, lo scopritore Giasone (il pellegrino alchimista) ottiene il velo di Medea (l’oro) in gran copia. 1680”

AQVA A QVA HORTI IRRIGANTVR NON EST AQVA A QVA HORTI ALVNTVR.

“L’acqua con la quale i giardini sono annaffiati non è l’acqua da cui sono alimentati”.

CVM SOLO SOPHORVM LAPIS NON SALE ET DATVR SOLE SILE LVPIS.

“Accontentati del solo sale (del sapere) e del sole (della ragione)”.

QVI POTENTI HODIE PECVNIA NATVRAE ARCANA EMITVR SPVRIA REVELAT NOBILITAS SED MORTEM NON LEGITIMA QVAERIT SAPIENTIA.

“Colui che svela gli arcani della natura al potente, cerca da se stesso la morte”.

HOC IN RVBE, CAELI RORE, FVSIS AEQVIS, PHYSIS AQVIS, SOLVM FRACTVM, REDDIT FRVCTVM, DVM CVM SALE NITRI, AC SOLE, SVRGVNT FVMI SPARSI FIMI. ISTVD NEMVS, PARVVS NVMVS, TENET FORMA SEMPER FIRMA, DVM SVNT ORTAE SINE ARTE VITES, PYRA, ET POMA PVRA. HABENS LACVM, PROPE, LVCVM, VBI LVPVS NON, SED LVPVS SEPE LVDIT; DVM NON LAEDIT MITES OVES, ATQVE AVES; CANIS CVSTOS INTER CASTOS AGNOS FERAS MITTIT FORAS, ET EST AEGRI HVJVS AGRI AER SOLVS VERA LI SALVS, REPLENS HERBIS VIAS VRBIS. SVLCI SATI DANT PRO SITI SCYPHOS VINI. INTROVENI, VIR NON VANVS. EXTRA VENVS. VOBIS, FVRES, CLANDO FORES. LABE LOTVS, BIBAS LAETVS MERI MARE, BACCHI MORE. INTER VVAS, SI VIS, OVAS, ET QVOD CVPIS, GRATIS CAPIS. TIBI PARO, CORDE PVRO, QVICQVID PVTAS, A ME PETAS. DANT HIC APES CLARAS OPES DULCIS MELLIS, SEMPER MOLLIS. HIC IN SILVAE VMBRA SALVE TV, QVI LVGES, NVNC SI LEGES NOTAS ISTAS, STANS HIC AESTAS, VERA MISTA; FRONTE MOESTA NVNQVAM FLERES, INTER FLORES SI MANERES, NEC MANARES INTER FLETVS, DVM HIC FLATVS AVRAE SPIRANT, VNDE SPERANT MESTAE MENTES INTER MONTES, INTER COLLES, INTER GALLES, ET IN VALLE HVJVS VILLAE, VBI VALLVS CLAVDIT VELLVS. BONVM OMEN, SEMPER AMEN ETIAM PETRAE DVM A PVTRE SVRGVNT PATRE, ITA NOTAS, HIC VIX NATVS, IN HAC PORTA, LVTO PARTA, TEMPVS RIDET, BREVI RODET.

“In questa villa dalla rugiada celeste, dai piani arati e dalle acque correnti, il suolo dissodato dà frutto; mentre che, nel salnitro e per il sole, dallo sparso letame si alza il fumo. Questo bosco, di poca entità, conserva sempre identico il suo aspetto; mentre sono nati spontaneamente i tralci delle viti, i peri e i meli sinceri. Vicino al lago c’è un boschetto, dove spesso scherza non il lupo, ma la lepre; scherza senza offendere le miti pecorelle e gli uccelletti. Il cane custode dei casti agnelli, mette in fuga le fiere; e la sola aria di questa campagna ridà la salute all’infermo. Questa tenuta riempie di erbaggi le vie della città. I solchi coltivati danno, per la sete, coppe di vino. Entra, uomo, modesto! Che venere stia lontana! A voi, ladri, chiudo le porte. Bevi allegramente, a profusione, vino puro, a mo’ di Bacco. Gioisci tra i vigneti e prendi liberamente ciò che più ti aggrada. A te preparo schiettamente quanto mi chiedi. Qui le api producono a dovizia dolce miele, sempre tenero. Salute a te, che piangi all’ombra della selva! Ora, se tu comprendessi questo, che qui l’estate è mista alla primavera, non piangeresti mestamente. Se tu restassi qui, in mezzo ai fiori, non staresti a piangere, perché qui spira l’effluvio dell’aria. Perciò le anime melanconiche sperano tra i monti, tra i colli, tra i sentieri e nella valle di questa villa, dove l’ovile recinge le pecore. Ti faccio buon augurio: Che sia sempre così! Ma tu, appena ti sarai levato, segna qui, su questa porta, che il fango ha generata, perché le pietre nascono dalla putrefazione, che il tempo scherza noncurantemente, ma che in brev’ora tutto distrugge”.